La trasparenza non è una parola elegante da campagna elettorale, ma è la base materiale della fiducia tra cittadini e istituzioni.
Oggi la fiducia si rompe quasi sempre per un motivo preciso: le decisioni arrivano già chiuse, già confezionate e al territorio resta solo la parte peggiore: subirle, adattarsi, oppure protestare quando ormai è tardi.
Essere trasparenti non significa solo “pubblicare un documento”, significa rendere comprensibile e verificabile l’intero processo pubblico:
• quali opzioni erano sul tavolo;
• chi ha partecipato alla discussione;
• quali dati sono stati usati;
• quali interessi sono stati ascoltati (e quali no);
• quali conseguenze si prevedono sul territorio.
Perché una comunità non può sentirsi rispettata se viene informata solo a cose fatte.
Il problema vero: le scelte non nascono in Romagna
In Romagna il bisogno di trasparenza non nasce da sfiducia preconcetta.
Nasce da un’esperienza ripetuta: decisioni percepite come lontane, spesso presentate come “tecniche”, “inevitabili”, “già decise”.
Qui sta il punto: non è solo un problema di comunicazione, è un problema di struttura del potere.
Quando il centro decisionale politico-amministrativo-economico-culturale è distante, succede quasi sempre questo:
• il territorio viene ascoltato in modo intermittente;
• le priorità locali diventano “secondarie”;
• le scelte vengono interpretate con la logica del centro, non con quella di chi vive qui.
Il risultato è una distanza che non è solo politica: è sociale, concreta, quotidiana.
Trasparenza non è difesa: è responsabilità pubblica
Troppe istituzioni vivono la trasparenza come un rischio: “se spiego troppo, mi attaccano”, ma la verità è l’opposto: quando non spieghi, crei sospetto e quando il sospetto diventa abitudine, la democrazia si svuota.
Una decisione spiegata bene:
• rende chiari i limiti e i vincoli reali;
• trasforma il dissenso in confronto;
• permette ai cittadini di fare una cosa adulta: proporre miglioramenti, non solo lamentarsi.
La trasparenza non elimina il conflitto.
Lo rende governabile.
Questa è democrazia.
Il punto che molti evitano: l’enclave delle decisioni
C’è una forma di opacità ancora più grave della semplice burocrazia: quella in cui le scelte di interesse generale vengono costruite dentro “cerchie ristrette”.
Succede quando:
• la discussione preparatoria avviene tra pochi;
• i portatori di interesse reali vengono coinvolti tardi o per facciata;
• gli stessi soggetti ruotano continuamente intorno alle scelte e ai benefici.
È un meccanismo tossico perché produce una circuitazione abituale di vantaggi, sempre negli stessi ambienti.
Alla fine i cittadini percepiscono una cosa semplice: che il gioco non è aperto.
Questo non è un dettaglio: è una minaccia diretta alla fiducia pubblica.
Romagna Regione: meno distanza, meno opacità, meno privilegi automatici
Qui arriva il nodo politico, quello vero.
Molte distorsioni esistono perché tra chi decide e chi vive le conseguenze c’è troppa distanza: distanza geografica, amministrativa, culturale.
Con una Regione Romagna, gran parte di questi problemi – reali o potenziali – diventerebbe più ridotta perché:
• le decisioni sarebbero più vicine ai cittadini;
• i decisori sarebbero più esposti al controllo pubblico;
• il confronto sarebbe più diretto e continuo;
• sarebbe più difficile costruire “enclave” impermeabili al territorio.Non è una promessa di perfezione.
È una questione di probabilità democratica: più sei vicino, più sei controllabile.
Più sei controllabile, più sei costretto alla trasparenza.
Se c’è una cosa che la Romagna deve pretendere, è proprio questa: decisioni più vicine, più leggibili, più discutibili prima, non dopo.
Una comunità adulta non chiede favori: chiede metodo
La trasparenza non è una concessione, è un metodo di governo.
Una Romagna che chiede autonomia non sta chiedendo un “privilegio”, sta chiedendo una cosa molto più seria: che le scelte strategiche su questo territorio si discutano qui, alla luce del sole, con chi ci vive e lavora.
Perché il futuro di una terra non può essere deciso in stanze chiuse e nemmeno può essere gestito come se fosse periferia.
La trasparenza è la prima forma di rispetto e la Regione Romagna sarà il modo per renderla possibile, ogni giorno.
