Trasparenza come metodo politico: non basta sapere “cosa”. Serve sapere “chi decide, come, e con chi”.

Gen 29, 2026

La trasparenza non è una parola elegante da campagna elettorale, ma è la base materiale della fiducia tra cittadini e istituzioni.

Oggi la fiducia si rompe quasi sempre per un motivo preciso: le decisioni arrivano già chiuse, già confezionate e al territorio resta solo la parte peggiore: subirle, adattarsi, oppure protestare quando ormai è tardi.

Essere trasparenti non significa solo “pubblicare un documento”, significa rendere comprensibile e verificabile l’intero processo pubblico:

• quali opzioni erano sul tavolo;

• chi ha partecipato alla discussione;

• quali dati sono stati usati;

• quali interessi sono stati ascoltati (e quali no);

• quali conseguenze si prevedono sul territorio.

Perché una comunità non può sentirsi rispettata se viene informata solo a cose fatte.

 

Il problema vero: le scelte non nascono in Romagna

In Romagna il bisogno di trasparenza non nasce da sfiducia preconcetta.

Nasce da un’esperienza ripetuta: decisioni percepite come lontane, spesso presentate come “tecniche”, “inevitabili”, “già decise”.

Qui sta il punto: non è solo un problema di comunicazione, è un problema di struttura del potere.

Quando il centro decisionale politico-amministrativo-economico-culturale è distante, succede quasi sempre questo:

• il territorio viene ascoltato in modo intermittente;

• le priorità locali diventano “secondarie”;

• le scelte vengono interpretate con la logica del centro, non con quella di chi vive qui.

Il risultato è una distanza che non è solo politica: è sociale, concreta,  quotidiana.

 

Trasparenza non è difesa: è responsabilità pubblica

Troppe istituzioni vivono la trasparenza come un rischio: “se spiego troppo, mi attaccano”, ma la verità è l’opposto: quando non spieghi, crei sospetto e quando il sospetto diventa abitudine, la democrazia si svuota.

Una decisione spiegata bene:

• rende chiari i limiti e i vincoli reali;

• trasforma il dissenso in confronto;

• permette ai cittadini di fare una cosa adulta: proporre miglioramenti, non solo lamentarsi.

La trasparenza non elimina il conflitto.

Lo rende governabile.

Questa è democrazia.

 

Il punto che molti evitano: l’enclave delle decisioni

C’è una forma di opacità ancora più grave della semplice burocrazia: quella in cui le scelte di interesse generale vengono costruite dentro “cerchie ristrette”.

Succede quando:

la discussione preparatoria avviene tra pochi;

• i portatori di interesse reali vengono coinvolti tardi o per facciata;

• gli stessi soggetti ruotano continuamente intorno alle scelte e ai benefici.

È un meccanismo tossico perché produce una circuitazione abituale di vantaggi, sempre negli stessi ambienti.

Alla fine i cittadini percepiscono una cosa semplice: che il gioco non è aperto.

Questo non è un dettaglio: è una minaccia diretta alla fiducia pubblica.

 

Romagna Regione: meno distanza, meno opacità, meno privilegi automatici

Qui arriva il nodo politico, quello vero.

Molte distorsioni esistono perché tra chi decide e chi vive le conseguenze c’è troppa distanza: distanza geografica, amministrativa, culturale.

Con una Regione Romagna, gran parte di questi problemi – reali o potenziali – diventerebbe più ridotta perché:

• le decisioni sarebbero più vicine ai cittadini;

• i decisori sarebbero più esposti al controllo pubblico;

• il confronto sarebbe più diretto e continuo;

• sarebbe più difficile costruire “enclave” impermeabili al territorio.Non è una promessa di perfezione.

È una questione di probabilità democratica: più sei vicino, più sei controllabile.

Più sei controllabile, più sei costretto alla trasparenza.

Se c’è una cosa che la Romagna deve pretendere, è proprio questa: decisioni più vicine, più leggibili, più discutibili prima, non dopo.

 

Una comunità adulta non chiede favori: chiede metodo

La trasparenza non è una concessione, è un metodo di governo.

Una Romagna che chiede autonomia non sta chiedendo un “privilegio”, sta chiedendo una cosa molto più seria: che le scelte strategiche su questo territorio si discutano qui, alla luce del sole, con chi ci vive e lavora.

Perché il futuro di una terra non può essere deciso in stanze chiuse e nemmeno può essere gestito come se fosse periferia.

La trasparenza è la prima forma di rispetto e la Regione Romagna sarà il modo per renderla possibile, ogni giorno.