Identità romagnola: una casa che accoglie, non un confine che divide.

Gen 23, 2026

Nel dibattito pubblico contemporaneo, la parola identità è diventata una delle più controverse.

Spesso viene usata in modo strumentale, caricata di paure, contrapposizioni e semplificazioni che finiscono per snaturarne il significato.

Eppure, l’identità in sé non è un problema.

Diventa un problema solo quando viene trasformata in un’arma ed adoperata “contro” gli altri.

Un’identità autentica non serve a escludere, ma a riconoscersi perciò guarda dentro, non fuori.

Non nasce per costruire muri, ma per offrire un senso di appartenenza è ciò che permette alle persone di sapere da dove vengono, per poter scegliere consapevolmente dove andare.

La Romagna possiede un’identità forte, riconoscibile e sedimentata nel tempo.

Una lingua, una storia, una cultura del lavoro e della solidarietà che hanno attraversato generazioni senza mai irrigidirsi in forme chiuse o difensive.

Questa identità non si è costruita contro qualcuno, si è costruita insieme, attraverso relazioni, cooperazione e contaminazioni.

Nel corso della sua lunga storia, la Romagna è stata terra di passaggi, incontri, mescolanze.

La sua identità non è mai stata statica: si è trasformata nel tempo, mantenendo un nucleo profondo fatto di apertura, concretezza e senso comunitario.

Oggi, però, viviamo una fase in cui l’identità viene spesso piegata a logiche di contrapposizione.

Di fronte a crisi economiche, sociali e culturali, cresce la tentazione di usarla come rifugio difensivo, come scorciatoia per semplificare la complessità del mondo.

È una tentazione comprensibile, ma pericolosa.

Quando l’identità diventa un confine rigido, perde la sua funzione originaria.

Smette di essere uno spazio di riconoscimento e diventa uno strumento di esclusione.

Produce paura invece di fiducia, conflitto invece di coesione.

La Romagna sceglie consapevolmente un’altra strada.

Sceglie di vivere la propria identità come una casa comune:

un luogo in cui riconoscersi provenienti dalla stessa storia, dove unirsi e realizzare nuove esperienze comuni e sviluppare nuovi punti di vista.

Un’identità aperta e condivisa non è un’identità debole.

Al contrario, è un’identità sicura di sé, che non teme il confronto perché conosce il proprio valore. Questa visione ha conseguenze politiche e democratiche rilevanti.

Un territorio che vive la propria identità in modo aperto è più capace di affrontare le sfide del pluralismo, della partecipazione e della convivenza delle differenze.

L’identità, intesa come patrimonio condiviso, diventa così un fattore di coesione democratica.

Permette alle persone di sentirsi parte di una comunità senza rinunciare alla propria individualità.

È questa la visione di identità che la Romagna intende portare nel dibattito pubblico:

che non chiede uniformità ad un solo stile di pensiero, ma responsabilità realmente condivise; che non pretende adesione cieca ad un unico riferimento, ma offre rispetto reciproco.

In un’Europa attraversata da tensioni identitarie e da spinte centraliste o nazionaliste, la Romagna può offrire un esempio diverso: dimostrare che è possibile valorizzare le proprie radici senza trasformarle in barriere.

Questo non significa ignorare i problemi reali legati all’integrazione, al cambiamento sociale o alle trasformazioni culturali.

Significa affrontarli senza scorciatoie ideologiche e senza semplificazioni che alla fine alimentano solo conflitto.

L’identità romagnola, vissuta come storia e casa comune e non strumentalizzata come confine, può diventare uno strumento concreto di nuovo sviluppo, inclusione delle sue tante parti, partecipazione diffusa e democrazia reale.

Non solo una bandiera da sventolare, ma una base solida su cui costruire il futuro.